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29 ottobre 2009
Una nota sul caso Marrazzo

La vicenda che ha interessato l'ex Governatore del Lazio certamente ha degli aspetti inquietanti. Non sono, però, quelli a cui si riferiscono quasi tutti gli interventi dei politici negli ultimi giorni. Ci sono due questioni che andrebbero messe in evidenza, rectius che il Partito Democratico avrebbe il dovere di mettere in evidenza. Piero Marrazzo è la vittima, forse non la sola, di un disegno criminale, finalizzato a ricattare i clienti delle prostitute che esercitano in alcune zone della città di Roma. Va ricordato che, nel nostro Paese, né chi si prostituisce né chi usufruisce di tale servizio viola la legge. Dunque l'ex Presidente della Regione Lazio, per quel che ne sappiamo, ha agito in maniera perfettamente lecita. Se quel gesto assume, sul piano personale, un significato problematico, spetta solo al diretto interessato stabilirlo. E Marrazzo ha ritenuto, autonomamente, che quel fatto gli impedisse di portare a termine il mandato presidenziale. Ciò non cambia la sua posizione di vittima, e questa va tutelata in sede giudiziaria (ci penserà la magistratura) e in sede politica (ci dovrebbe pensare il suo partito).

Detto questo, c'è un altro punto: le indagini si stanno ampliando e la rete dei ricatti potrebbe rivelarsi molto più estesa. Una forza politica di sinistra ha il dovere di porre in risalto questa drammatica situazione. Non basta l'attività degli inquirenti, i quali si limitano ad applicare la legge che c'è: è necessario l'intervento di chi la legge la può cambiare, perché qui sta il punto. La maggior parte di chi si prostituisce è un soggetto debole, non dal punto di vista fisico, morale o economico (può prospettarsi anche quest'ipotesi, ahimé), ma dal punto di vista giuridico, perché privo del permesso di soggiorno e, in particolar modo dopo l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale, di tutela da parte delle pubbliche autorità. Tra l'altro, in questa faccenda, alcuni esponenti delle forze dell'ordine sono entrati in gioco non a difesa delle prostitute ricattate, ma in qualità di ricattatori. E' lecito o meno pensare che le forze dell'ordine possano abusare facilmente della propria autorità nei confronti di chi non ha la benché minima possibilità di tutela? E' lecito pensare che il poliziotto, minacciando l'espulsione, possa ottenere qualsiasi cosa da una prostituta clandestina, finanche l'orario in cui il politico o l'imprenditore famoso si presentano per fare sesso?

A tutto questo c'è un possibile rimedio: il pieno riconoscimento dell'attività prostituzionale come lavoro, da potersi svolgere sia autonomamente sia in forma subordinata e, di conseguenza, la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno proprio in virtù del fatto che si svolga tale attività lavorativa.

In questo modo il legislatore avvierebbe una stagione di riforme volte a dare piena dignità all'esercizio della prostituzione, in modo da attenuare la subdola criminalizzazione de facto di chi, liberamente, esercita un'attività lecita e di chi, liberamente, ne usufruisce.


Carmine Luca Volino, Circolo GD Giovane Europa


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