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26 gennaio 2010
Alcune considerazioni sul caso Puglia

Poteva andare peggio. Molte cose possono ancora andar male. Un approccio estraneo all’entusiasmo dilagante (e del tutto motivato) di queste ore può sembrare inappropriato, addirittura distaccato; ma non è privo di senso, né di motivazioni. Le cose potevano andar peggio: se, come si è temuto, l’esasperazione dei toni e lo scambio reciproco di accuse e stilemi avessero preso il sopravvento sul bisogno di progettualità che è universalmente percepito dall’intera galassia progressista pugliese. Possono ancora andare male, se a prevalere dovessero essere le logiche e le parole di contrapposizione, non estranee – mi secca ammetterlo – a frange di sostenitori sia di Boccia sia di Vendola. A iniettare un po’ di fiducia nelle vene degli scettici e dei non-entusiasti sono proprio le parole dei due contendenti, parole di sintonia, di convergenza, di riavvicinamento. Loro anche le uniche dichiarazioni (non mi pare di aver letto nulla di analogo sulla stampa) che, senza nascondere la crucialità delle Primarie e del loro esito, hanno insistito sul loro carattere di punto d’avvio, piuttosto che di approdo o di meta. Sottolineando che il grosso del lavoro è tutto da fare, che il vero avversario non è ancora stato nemmeno “avvistato” e che la superiorità (preferisco il termine desueto “egemonia”) della Sinistra pugliese dovrà farsi valere principalmente nei confronti del Centro-destra, opponendo una “visione” del governo locale ed una serie di contenuti che siano radicalmente di alternativa. Il dato quantitativo uscito ieri dalle urne pugliesi è, pertanto, niente più che un punto di partenza per costruire un’alleanza su presupposti forti, aderente alla volontà della base; un dato inequivocabile, certo; perentorio, sicuro, come tutti i dati numerici; ma non così eloquente da rendere superflua o pleonastica qualche considerazione politica. La prima dovrebbe riguardare, presumo, la composizione dell’elettorato. Ignorare che in quel 70% abbondante che ha conferito a Nichi Vendola l’investitura, sia confluita una porzione considerevole di elettorato del PD sarebbe insensato, direi persino arrogante. Un dato che deve indurci a riflettere. L’elettore del PD che sostiene il progetto vendoliano non emette semplicemente un voto di “sfiducia” nei confronti della propria dirigenza né vota contro la sua appartenenza; esprime, anzi, una volontà positiva: di continuità con la precedente stagione di governo, di unità d’intenti e d’azione a Sinistra; soprattutto si esprime a favore di una appartenenza il più possibile attiva ed operante. La lettura di questo voto è dunque duplice: l’elettore/iscritto del PD vuole “contare”, vuole partecipare attivamente al processo decisionale ed esige che la linea politica nasca dal territorio e venga definita da una dialettica costante con la sua “dirigenza”; il dirigente del PD, d’altro canto, è caldamente “invitato” a comportarsi di conseguenza; lasciando intendere che ogni tentativo futuro di azzerare intere e proficue esperienze di governo (mi preme ricordare che l’atto più recente assunto dalla giunta Vendola riguarda lo stanziamento di 340 mln di euro per il finanziamento di dieci “Aree Vaste”) non soltanto in assenza di vere motivazioni politiche da esporre al vaglio della discussione, ma talvolta in nome di un tatticismo senza senno, spesso fine a sé stesso, incontrerà una rigida resistenza da parte della base e rischierà sempre di produrre uno scollamento. Uno scollamento, quello fra base e suoi organi rappresentativi, che un Partito che si fregia dello status di Democratico, che ha fatto della prassi delle primarie la sua parola d’ordine e il suo battesimo del fuoco, e che aspira ad un ruolo egemone nell’area del progressismo italiano, non può assolutamente permettersi, pena la sua stessa dissoluzione. Questo non per formulare atti di accusa e attribuzioni di responsabilità: ci penseranno altri a farlo; ma per constatare un fatto inequivocabile che dovrà sempre guidarci nella scelta dei nostri rappresentanti; ogni errata “lettura” del territorio, ogni impropria svalutazione dell’autocoscienza del corpo elettorale a mero senso comune, ogni tentativo di sovraordinare i mezzi e i fini della politica da posizioni di vertice, senza autorevolezza, senza ratio, sortisce l’unico effetto di indebolire il Partito e di esporre la coalizione a logiche di contrapposizione e frammentazione interna. Dal risultato del 24 gennaio 2010 la Puglia può e deve ripartire; ma dovrà farlo riservando la parola d’ordine della “Puglia migliore” per la competizione col PdL, che deve ancora cominciare e sarà faticosa, e comprendendo che il PD e la SEL incarnano due modi diversi, non contrapposti, ma complementari, magari anche convergenti, di concepire la teoria e la pratica dello “stare a Sinistra”. Da questo punto di vista le parole pronunciate ieri da Gero Grassi, deputato PD, seppure irrealistiche e poco credibili a seguito del tentativo, da parte di alcuni dirigenti PD, di silurare Vendola, devono essere decifrate non come una manifestazione di velleità annessionistiche ma come l’espressione in buona fede di un dato non estraneo a parte considerevole della dirigenza e dell’elettorato PD in Puglia; esiste un modo comune di intendere il governo della Regione che può costituire la base per una intesa stabile, su un piano di lealtà, di equità, di rispetto reciproco, di collaborazione proficua. Esiste, ed è praticabile, la prospettiva di una strategia comune capace di restituire alla Puglia la sua dignità di “laboratorio politico”, di banco di prova non per insensate alleanze ibride, ma per scelte politiche di sostanza (nel campo della solidarietà sociale, dello sviluppo economico, della tutela ambientale, dell’estensione sostanziale della cittadinanza, della formazione e del lavoro) capaci di prefigurare un modello di governo di vera alternativa. Un modo per recuperare la dimensione del governo locale come dimensione dell’incivilimento collettivo; se non altro, perché la posta in  gioco è il futuro, e non solo quello del Tacco dello Stivale.

 

Giuliano Guzzone, Circolo GD Giovane Europa                

                                


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permalink | inviato da pdgiovaneeuropa il 26/1/2010 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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